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ITOT5 ottobre 2026 · Paolo Moserle

PAM: accesso remoto controllato per IT e OT, oltre la VPN

Un utente remoto accede a un singolo sistema industriale attraverso un varco controllato, con sessione registrata

Un fornitore deve aggiornare il software di una linea di produzione. Un consulente deve intervenire su un server. Un amministratore è in trasferta e deve riavviare un servizio. L’accesso remoto è ormai una necessità quotidiana, in ufficio come in fabbrica. Il modo in cui lo si concede, però, fa la differenza tra un’operazione ordinaria e l’ingresso di un attaccante nella rete.

I limiti della VPN come strumento di accesso remoto

La VPN è nata per estendere la rete aziendale a chi si trova fuori sede. Svolge bene questo compito, ma proprio qui sta il problema: una volta connesso, l’utente è “dentro la rete” e, salvo una segmentazione molto curata, può raggiungere molto più di ciò che gli serve.

  • Accesso a livello di rete, non di singola risorsa: se un account o un computer esterno vengono compromessi, l’attaccante eredita lo stesso accesso.
  • Credenziali condivise o permanenti: account generici dei fornitori, password note a molte persone, mai cambiate.
  • Nessuna visibilità su ciò che accade dopo la connessione: si sa che qualcuno si è collegato, non cosa ha fatto.
  • Dispositivi non gestiti: il computer di un tecnico esterno può non rispettare alcuno standard di sicurezza.
  • Accessi sempre aperti: la connessione per la manutenzione di un anno fa spesso è ancora attiva.

Lo stesso vale per gli strumenti di assistenza remota installati in autonomia da fornitori e manutentori. Sono comodi, ma sfuggono al controllo dell’IT e dell’ufficio tecnico.

Cos’è il PAM

Il PAM (Privileged Access Management) è l’insieme di tecnologie che governa gli accessi privilegiati, cioè quelli che permettono di modificare configurazioni, dati e sistemi critici. Invece di aprire un tunnel verso la rete, il PAM interpone un punto di controllo tra la persona e la risorsa a cui deve arrivare.

Le funzioni principali sono:

  • Vault delle credenziali: le password dei sistemi sono custodite in una cassaforte digitale e ruotate automaticamente.
  • Inserimento trasparente delle credenziali: l’utente si collega al sistema senza mai conoscere la password.
  • Autenticazione forte (MFA) per ogni persona, anche esterna, con identità individuale al posto di account condivisi.
  • Accesso just-in-time: autorizzato solo per il tempo e per la risorsa necessari, spesso con approvazione preventiva.
  • Registrazione delle sessioni, con possibilità di rivederle come un video e di cercare comandi e attività.
  • Controllo in tempo reale: un responsabile può osservare la sessione e interromperla, oppure bloccare comandi pericolosi.
  • Trasferimento file controllato, con verifica dei contenuti.

VPN e PAM a confronto

AspettoVPNPAM
Livello di accessoAlla reteAlla singola risorsa e al singolo protocollo
CredenzialiSpesso note all’utenteCustodite nel vault, mai esposte
DurataPermanente o ampiaLimitata nel tempo, su richiesta
TracciamentoLog di connessioneRegistrazione completa della sessione
Controllo in corso d’operaAssenteMonitoraggio e interruzione in tempo reale
Fornitori esterniAccount da gestire e proteggereIdentità e approvazioni dedicate

I vantaggi per l’azienda

  • Superficie d’attacco ridotta: niente accesso di rete esteso, quindi molto meno spazio per il movimento laterale.
  • Principio del minimo privilegio applicato davvero, per persona, per sistema, per finestra temporale.
  • Tracciabilità e responsabilità: ogni azione è riconducibile a una persona, utile per audit, indagini e contestazioni con i fornitori.
  • Protezione delle credenziali: una password che nessuno conosce non può essere rubata, condivisa o dimenticata in un file.
  • Gestione ordinata dei terzi: ingresso e uscita di consulenti e manutentori sono processi, non eccezioni.
  • Conformità più semplice: le evidenze richieste da NIS2, ISO 27001 e IEC 62443 sul controllo degli accessi e sulla catena di fornitura si ottengono dal sistema stesso.

Applicazioni in ambito IT

  • Amministratori di sistema e di dominio: accesso a server, apparati di rete e directory con credenziali a rotazione.
  • Amministratori di database: accesso ai dati sensibili con sessioni registrate.
  • Console cloud e account di servizio: gestione di chiavi e segreti usati da applicazioni e automazioni.
  • Consulenti e fornitori di servizi gestiti: accesso temporaneo, individuale e verificabile.
  • Accesso di emergenza (“break-glass”): credenziali speciali, usate solo in caso di necessità e sempre tracciate.

Applicazioni in ambito OT

Negli impianti industriali il tema è ancora più delicato: un errore o un accesso malevolo possono fermare la produzione o avere conseguenze fisiche. Qui il PAM si rivela particolarmente adatto, perché lavora bene con i protocolli di accesso remoto tradizionali (RDP, SSH, VNC e simili) senza richiedere modifiche ai sistemi industriali, spesso datati e non aggiornabili.

  • Manutenzione remota da parte dei costruttori e degli integratori: accesso a una singola macchina, per una finestra concordata, autorizzato dal responsabile di impianto.
  • Postazioni di ingegneria, SCADA e HMI: raggiungibili solo tramite un server intermedio posto in una zona dedicata (DMZ industriale), mai con una connessione diretta dall’esterno.
  • Coerenza con IEC 62443: l’accesso remoto attraversa un conduit controllato e rispetta la separazione tra le zone.
  • Controllo in tempo reale: il personale di impianto può seguire l’intervento del fornitore e fermarlo se qualcosa non torna.
  • Registro delle attività: ogni modifica a un PLC o a un sistema di controllo è documentata, con data, persona e comandi.
  • Scambio file sicuro: aggiornamenti e progetti passano da un’area controllata, non da chiavette o da copia diretta.

Come introdurlo senza stravolgere le abitudini

  1. Censisci gli accessi privilegiati e remoti: chi si collega, a cosa, con quale strumento, compresi i software di assistenza non autorizzati.
  2. Parti dal rischio maggiore: fornitori critici, amministratori di dominio e sistemi di impianto.
  3. Prevedi un punto di accesso unico, in DMZ per l’ambito OT, e chiudi gradualmente i percorsi alternativi.
  4. Metti le credenziali nel vault e attiva la rotazione.
  5. Definisci il processo di autorizzazione: chi approva, per quanto tempo, con quali orari.
  6. Attiva registrazione e allarmi e collega gli eventi al SOC, per riconoscere comportamenti anomali.
  7. Coinvolgi i fornitori: spiegare perché si cambia il modo di accedere riduce le resistenze.

In sintesi

La VPN resta utile per molti scopi, ma non è lo strumento giusto per concedere accessi privilegiati a persone che non sono dipendenti o a sistemi critici. Il PAM sposta il controllo dalla rete alla persona e alla singola risorsa: accessi temporanei, tracciati e sotto supervisione, in IT come in OT, senza rallentare il lavoro di chi deve intervenire.

Se vuoi capire come gestire oggi gli accessi remoti nella tua azienda o nel tuo impianto, contattaci: possiamo partire da una mappatura degli accessi esistenti.

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